Appunti DiVINI e SPIRITOSI

VINO, E NON SOLO, VISTO DA MILANO
Ecco un luogo dove parlar di vino e dintorni: il vino visto da Milano che abbiamo chiamato APPUNTI DIVINI E SPIRITOSI, ben consci che il vino sia una cosa troppo seria per lasciarla in mano (in bocca) agli esperti. Siamo golosi e curiosi e ci interessa scoprire e rappresentare chi segue una filosofia produttiva  più sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e della salute di chi beve per il proprio piacere. Sappiamo che altri luoghi affrontano questi temi in maniera scientifica e a volte un po’ supponente: vorremmo percorrere la strada della leggerezza e con un certo rigore. Non riusciamo a pensare al vino, alla birra, e perché no, agli altri spiriti, magari quello degli happy hour, senza dimenticare le caratteristiche della sostenibilità. Ci interessa riflettere su cosa c’è anche "dietro e al di là del bicchiere": gli uomini che sperimentano nuove strade in vigna, che pensano ad un più moderno utilizzo della cantina per l’affinamento e l’invecchiamento e poi c’è il tema della distribuzione, dell’uso della mitica bevanda di Bacco in casa, in enoteca e al ristorante. Chiediamo a tutti di voler, su queste tematiche, intervenire e… interferire.  
Il mondo è difficile e affascinante, ma noi tentiamo di entrarci dentro con la nostra passione.
Cerchiamo complici.

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CHE MERAVIGLIA IL FRIULANO DE I CLIVI

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Adoro l’antico Tocai, oggi Friulano: tra i preferiti per me sono quelli realizzati da I Clivi di Ferdinando Zanusso. E’ una piccola azienda abbastanza giovane (la prima annata è il 1996) situata al confine delle due zone DOC dei Colli Orientali del Friuli e del Collio Goriziano e possiede vigne in entrambe le denominazioni. Così realizza due Tocai da due vigne differenti: una nei Colli Orientali del Friuli, il Clivi Galea, ed una nel Collio Goriziano, il Clivi Brazzan.

E’ interessante notare le differenze che il differente terroir dona ai due vini con il  medesimo vitigno. L’azienda condotta dal titolare  Ferdinando e dal figlio Mario lavora con metodi artigianali volti alla massima qualità sia in vigna che in cantina: pur non avendo una certificazione ufficiale, l’agricoltura praticata è paragonabile a quella biologica con lavori in vigna svolti solo a mano e trattamenti a base di rame e zolfo con l’esclusione di diserbanti, concimi ed anticrittogamici sistemici; l’azienda ha la fortuna di avere viti molto vecchie - la quasi totalità di età compresa tra i 40 e i 60 anni, ma in alcuni appezzamenti non lontane dal secolo di vita -  ed è noto che con l’avanzare dell’età la vite diminuisce la quantità di uva prodotta, ma ne aumenta la qualità.

La resa è molto bassa, dai 20 ai 30 quintali per ettaro di grappoli perfettamente maturi e raccolti a mano. Il vino ha bisogno di tempo. Anche in cantina, così come in vigna, l’attività è governata dai ritmi lenti dei processi naturali e dai tempi lunghi del lavoro manuale. Le fermentazioni vengono svolte in acciaio con lieviti indigeni, i vini maturano sui propri fondi, sono evitate le filtrature, le chiarifiche avvengono per sedimentazione, le bottiglie sono riempite per gravità evitando l’uso di macchine riempitrici a pressione ed anche la tappatura è manuale. I vini vengono messi in commercio almeno  tre anni dopo la vendemmia.


Recentemente ho riassaggiato due versioni del Clivi Galea: il 1999 era un vino ancora perfettamente vivo, pimpante, anche se i profumi avevano assunto sentori maturi e al gusto prevaleva la morbidezza; il 2004 era semplicemente fantastico, un vino molto fine ed elegante, estremamente piacevole da bere e perfettamente equilibrato in tutte le sue componenti, con un finale di bella sapidità. L’azienda produce altri due bianchi da uve Verduzzo e Malvasia Istriana ed un rosso da uve Merlot, tutti di alto livello qualitativo.
A Milano il costo del Friulano è  intorno ai 15 € a bottiglia.

I Clivi di Ferdinando Zanusso
Località Gramogliano 20  - Corno di Rosazzo (UD)
www.clivi.it

(Andrea Matricardi)

   

C’ERA UNA VOLTA IL TOCAI

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La mitica uva bianca, diffusa nel Friuli, e  che dava un grande vino chiamato Tocai, non si può più chiamare così. L’Unione Europea ha stabilito che la denominazione Tocai fosse riservata al Tokaji ungherese poiché si è deciso di privilegiare le menzioni territoriali rispetto ai nomi dei vitigni. Infatti con questo nome in Ungheria si identifica una regione in cui si produce un vino bianco essenzialmente dolce prodotto col vitigno Furmint. Per il nostro vino si è deciso di usare semplicemente il termine Friulano. Non voglio però dilungarmi su questioni normative, ma vi parlo di  un vino piuttosto conosciuto e non solo nella sua regione di origine; io l’ho sempre trovato un vino interessante, ma anche … difficile.

Non è un vino che si esprima in modo intenso ed accattivante con profumi particolari che lo rendano immediatamente riconoscibile, ma piuttosto è un vino fine e delicato che accanto a note fruttate -frutta bianca in particolare-  mostra sentori vegetali e di erbe aromatiche. Ha buon corpo ed è piuttosto equilibrato al gusto con un finale caratterizzato da una bella sapidità e dal tipico sentore di mandorla amara.

Quando viene prodotto nei territori più vocati, cioè la zona dei Colli Orientali del Friuli  e quella del Collio Goriziano, è un vino evolve bene nel tempo, ed è meglio assaggiarlo dopo due o tre anni dalla vendemmia. Solo negli anni Ottanta del secolo scorso, si è scoperto che il Tocai Friulano coincide col Sauvignonasse o Sauvignon Vert, vitigno francese un tempo coltivato nella zona di Bordeaux, ma poi abbandonato perché non aveva le stesse caratteristiche qualitative del più noto Sauvignon Blanc.

(Andrea Matricardi)

   

LE PAROLE PER BERE ( IN COMPAGNIA... E BEN FIGURARE)

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( Ispirato a Beppe Viola)

.." E' intenso!"..
"Senti che persistenza!"
"Svanisce un po' sul finale"
"E' corto"
"E' lungo"
"ha una bellissima acidità e una grande mineralità'"
"che grande struttura: lo trovo interessante"
"E' biodinamico?"
"E' ancora giovane, il tannino è ancora molto evidente, bisogna aspettarlo!
“Questo vino è sbilanciato, slegato”
“Che corpo!”
“Bello”

(Fulvio Simoni)

   

UNA NEWSLETTER TUTTA “FRANCIACORTINA”

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Sono “ quelli che il vino”, la famiglia Barzanò, titolari dell’Azienda Il Mosnel a Passirano, provincia di Brescia. Secondo me una delle migliori espressioni delle “bollicine” di qualità: ebbene nelle loro cantine e nei locali adiacenti svolgono un’attività di promozione e di cultura enogastronomica di alto livello.

 

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